Workshop “Capitale umano e sviluppo: prospettive per la Sardegna e oltre”

Nella sede della Banca d’Italia, una riflessione sul valore delle persone e sulla loro centralità nello sviluppo del territorio

20 Marzo 2026
3 minuti di lettura

La centralità del capitale umano nell’economia contemporanea, le competenze richieste da un sistema produttivo in rapido cambiamento e il rapporto tra formazione, innovazione e sviluppo.

Questi i temi al centro del workshop dal titolo: “Capitale umano e sviluppo: prospettive per la Sardegna e oltre”, organizzato dalla Banca d’Italia con il patrocinio dell’Università degli Studi di Cagliari.

Nella sede cittadina dell’istituto di credito, alla presenza del Magnifico Rettore Francesco Mola, la riflessione ha posto l’accento sul valore delle persone, considerate non più come fattori marginali ma risorse decisive per la crescita di un territorio e per la coesione e cooperazione all’interno delle comunità.  

In apertura di lavori, l’assessore regionale agli enti locali, finanze e all’urbanistica Raffaele Spanedda e il sindaco di Cagliari Massimo Zedda hanno tratteggiato un’analisi del contesto regionale sardo, caratterizzato da importanti dinamiche migratorie e afflitto da una capacità di innovazione ancora limitata e dalla scarsa attrattività dei contratti del settore pubblico. Da qui, come sottolineato dal primo cittadino, la necessità di valorizzare le nuove generazioni per invogliarle al percorso universitario e trattenerle in un tessuto economico e produttivo pronto ad accogliere le loro speranze.

La crescita del capitale umano, ha sottolineato dal segretario generale della Banca d’Italia Massimo Doria, passa anche per la creazione di una famiglia professionale, capace di integrare le diverse specializzazioni e di restare fedele all’identità e alla tradizione.

Sotto la lente, anche l’andamento delle immatricolazioni negli anni successivi alla pandemia di Covid-19, il tasso di abbandono scolastico, l’impatto che la mobilità universitaria e le migrazioni di personale qualificato rivestono sul capitale umano sardo, eroso a favore delle regioni del centro nord e dell’estero.

L’investimento nel capitale umano ha sempre un risvolto positivo, il progresso richiede infatti alte competenze, per evitare il rischio di restare indietro in settori ad alto tasso tecnologico ma anche nell’economia generale – ha dichiarato Adriana Di Liberto, docente di politica economica e ricercatrice del CRENoS. – L’Italia presenta il tasso più basso di laureati in Europa dopo la Romania e una scarsa coerenza tra gli studi e il mercato del lavoro. Per aumentare il numero di laureati e cogliere le nuove opportunità, è necessario sostenere l’istruzione sin dalla prima infanzia, aumentare l’efficacia delle attività di orientamento e investire nella formazione dei docenti.

La tavola rotonda “Quali competenze per il futuro”, moderata dal giornalista Giuseppe Centore, ha visto rappresentanti del mondo imprenditoriale e istituzionale sardo confrontarsi sulla situazione corrente, sull’evoluzione e prospettive future dell’economia, della formazione e delle attività di orientamento.

Dall’ultima indagine Almalaurea sul numero di diplomati, emerge che poco più del 28% abbia le idee chiare su come volersi impegnare nel lavoro o nello studio – ha detto Valentina Onnis, prorettrice per l’orientamento e Alumni – Tuttavia, l’aspetto che colpisce di più è il sentimento di ansia, incertezza e preoccupazione espresso dai nostri giovani in ingresso, uno stato d’animo che incontriamo ogni giorno nelle nostre aule e che rende difficile compiere scelte autonome e consapevoli. La crescita di consapevolezza migliora durante il percorso di studi, i tirocini, le attività pratiche e i programmi di mobilità internazionale attivati dall’Ateneo, ma non si esaurisce al conseguimento della laurea triennale. L’orientamento prosegue e accompagna anche nei corsi di secondo e terzo livello e in uscita.

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