Due giornate di incontri, visioni e confronti per immaginare nuovi modi di vivere la città: così si è concluso, nei giorni scorsi, il progetto TERSICORE, l’iniziativa dell’Università degli Studi di Cagliari dedicata alla rigenerazione urbana sostenibile. Il convegno finale, ospitato dalla Facoltà di Studi Umanistici, ha rappresentato il punto d’arrivo – e insieme un nuovo punto di partenza – di un percorso che ha intrecciato ricerca scientifica, innovazione tecnologica e partecipazione sociale.
TERSICORE è parte integrante dello Spoke 1 “Urban Regeneration” del programma nazionale MUSA – Multilayered Urban Sustainability Action, finanziato dal PNRR. Quattro i dipartimenti coinvolti in un lavoro congiunto che ha unito architettura, urbanistica, psicologia ambientale, scienze naturali e informatica in un’unica visione interdisciplinare.
Al centro, il concetto di “architetture generative”: dispositivi modulari e reversibili pensati per favorire l’autocostruzione, la sostenibilità e la partecipazione dei cittadini. Un’idea di rigenerazione che non si limita a riqualificare spazi fisici, ma che mira a costruire relazioni, senso di comunità e nuovi equilibri tra persone e ambiente.
La prima giornata del convegno si è aperta con i saluti dei direttori dei dipartimenti coinvolti e l’intervento del Prorettore alla Ricerca, Innovazione e Terza Missione, Fabrizio Pilo.
TERSICORE dimostra come l’Università di Cagliari possa essere non solo luogo di produzione di conoscenza, ma anche motore di trasformazione concreta del territorio- ha sottolineato Pilo- Un esempio di ricerca applicata che unisce competenze diverse per migliorare la qualità della vita urbana e creare valore per la comunità, in sinergia con le istituzioni locali.
Un ruolo centrale, infatti, è stato giocato dalla collaborazione con il Comune di Cagliari e con la Regione Autonoma della Sardegna, tramite il Centro Regionale di Programmazione. La RAS ha sostenuto lo sviluppo di TERSICORE, riconoscendone la capacità di fornire strumenti innovativi per la pianificazione territoriale, la sostenibilità ambientale e il coinvolgimento delle comunità nei processi di rigenerazione urbana.
La mattinata si è conclusa con la visita guidata ai luoghi delle “architetture generative”, sia il Campus Sa Duchessa, sia la cosiddetta “Piazzetta senza nome” del Nucleo Sacripanti di Is Mirrionis, condotta dal docente Carlo Atzeni insieme al gruppo UNICA Space Force, permettendo ai partecipanti di toccare con mano i risultati concreti del progetto.

Nel pomeriggio, la sessione di presentazione dei risultati ha dato spazio alle valutazioni condotte dai diversi gruppi di ricerca: dalle analisi ambientali e biologiche curate dal DISVA, a cura dei docenti Pierluigi Cortis e Annalena Cogoni, e alla Dott.ssa Emma Cocco, agli studi psicosociali di valutazione dell’impatto dell’intervento del DPPF, a cura della Prof.ssa Oriana Mosca, delle Dott.sse Chiara Marilotti e Donatella Pirina e del Dott. Gabriele Pia, fino ai modelli di progettazione e simulazione sviluppati dal DICAAR e dal DMI, presentati dalla Dott.ssa Giulia Giliberto.
La giornata si è chiusa con la tavola rotonda “Tra MUSA e TERSICORE: ricerche, prodotti, prospettive”, a cura dei docenti Barbara Piga, Marco Boffi, Gabriele Stancato, Nicola Rainisio del progetto leader MUSA (Politecnico di Milano ed Università degli studi di Milano Statale), in un confronto vivace sul futuro delle città, e sulle modalità con cui la ricerca universitaria può tradursi in innovazione concreta per i territori.
Il progetto, coordinato da Ivan Blečić, ha rappresentato un vero laboratorio di idee e pratiche per ripensare la città in chiave ecologica e partecipata. La chiusura dei lavori ha lasciato emergere una visione condivisa: la rigenerazione urbana non è soltanto un tema tecnico o architettonico, ma una sfida culturale e sociale, che chiama università, istituzioni e cittadini a costruire insieme nuovi modelli di sostenibilità.
