Strade di pietra: l’impegno e la passione di Giovanna Sotgiu

La docente, scomparsa lo scorso gennaio, ricordata nel corso di un convegno

30 Marzo 2026
4 minuti di lettura

Strade di pietra lastricate e costruite con impegno, passione e dedizione per il suo lavoro e per gli studenti e studentesse.

Queste parole hanno riecheggiato durante tutta la giornata di sabato, nell‘Aula Motzo del campus di Sa Duchessa dove si è tenuto un incontro per ricordare Giovanna Sotgiu, docente di Epigrafia latina dell’Università di Cagliari. Scomparsa lo scorso gennaio, la Sotgiu ha rappresentato un punto di riferimento imprescindibile per gli studi sulla Sardegna romana, contribuendo in modo decisivo alla valorizzazione delle fonti epigrafiche come strumento storico.

A emergere con forza è stata l’immagine di una docente che ha “costruito strade”, metaforicamente e concretamente: percorsi di ricerca solidi, lastricati con rigore, passione e dedizione, ma anche cammini formativi per generazioni di studenti. Non a caso, nel corso della giornata è stata ricordata l’istituzione di una borsa di studio a lei intitolata promossa dal Soroptimist International, co-organizzatore dell’evento, a testimonianza del valore civile e sociale del suo impegno.

Il seminario ha restituito il profilo di una studiosa capace di coniugare autorevolezza scientifica e responsabilità sociale. In un’epoca in cui la presenza femminile nel mondo universitario era ancora limitata, Sotgiu seppe affermarsi come punto di riferimento culturale e umano, aprendo nuove strade anche sul piano dell’emancipazione e della partecipazione delle donne alla ricerca. Non a caso nel 1970 diventò professoressa ordinaria di Epigrafia latina, materia bandita per la prima volta in Italia a Cagliari.

Gli interventi, hanno sottolineato due elementi centrali della sua eredità. Da un lato, la dimensione internazionale della sua attività: le collaborazioni, le missioni e i rapporti costruiti nel contesto mediterraneo, in particolare con il Nord Africa, hanno reso la sua ricerca capace di superare confini geografici e disciplinari, facendone un modello di modernità. Dall’altro, la sua forza come docente, capace di trasmettere non solo conoscenze ma un metodo e un’etica del lavoro scientifico fondata su rigore e consapevolezza.

All’incontro, moderato da Paolo Maninchedda, docente di filologia romanza, hanno preso parte Luciano Colombo, Prorettore alla Ricerca, Attilio Mastino, già rettore dell’Università di Sassari e docente di epigrafia latina, Carla Sanjust Presidente Soroptimist International Club Cagliari, Danila Artizzu, della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio e Antonio Maria Corda, docente di epigrafia latina all’Università di Cagliari.

Accanto ai relatori, colleghi e colleghe, studenti e studentesse della professoressa che hanno voluto omaggiarla per il suo lavoro di ricerca e per la lungimiranza e costanza con le quali ha sempre portato avanti i progetti.

L’intervento di Attilio Mastino ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi della sua produzione scientifica. Dallo studio delle iscrizioni latine della Sardegna agli scavi del tempio del Sardus Pater ad Antas, fino alle ricerche sull’ipogeo di Tanca Borgona a Porto Torres, è emerso come la Sotgiu abbia contribuito a rinnovare profondamente l’epigrafia, introducendo metodi più sistematici e aprendosi anche all’uso di strumenti innovativi.

Un ricordo particolarmente vivo è stato offerto da Antonio Maria Corda, che ha evidenziato lo sguardo curioso e accogliente della studiosa, soprattutto nei confronti dei giovani. Centrale, nel suo intervento, il tema dell’Africa romana: proprio da questa prospettiva nacque il progetto di Uthina, vicino a Tunisi, avviato negli anni Ottanta e formalizzato nel 1994 attraverso una cooperazione internazionale ancora oggi attiva. Un progetto di lunga durata, multidisciplinare e innovativo, che ha visto l’impiego di indagini geofisiche e il coinvolgimento di studiosi italiani e tunisini.

In conclusione, l’intervento del rettore Francesco Mola ha richiamato la necessità di difendere il valore della ricerca e dell’università, sottolineando l’importanza dell’interdisciplinarità come chiave per costruire un sistema della conoscenza solido e condiviso.

Il seminario ha così restituito il ritratto di una studiosa completa: la sua eredità non si esaurisce nella produzione scientifica, ma continua a vivere nel metodo, nelle relazioni e nelle istituzioni che ha contribuito a costruire.

Nella gallery alcune foto concesse dal prof. Antonio Maria Corda:

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