È stata discussa ieri mattina, nella casa circondariale di Massama a Oristano, la prima tesi di laurea magistrale del Polo Universitario Penitenziario (PUP), l’organismo dell’ateneo fondato nel 2018 per garantire il diritto allo studio universitario a persone in stato di privazione della libertà.
Di fronte alla commissione di laurea presieduta dal Magnifico Rettore dell’Università di Cagliari, Francesco Mola, un ospite del penitenziario ha esposto la tesi “Il rischio di esclusione sociale nei giovani NEET: fattori familiari, culturali e territoriali”, traguardo del corso di studi in economia manageriale sostenuto con rigore e curiosità, come sottolineato dalla relatrice Roberta Pinna.
Un momento di forte impegno ed emozione per lui, che ha coronato un percorso brillante, già scandito nel 2022 dal conseguimento della laurea di primo ciclo in Economia e gestione dei servizi turistici e dalla redazione nel 2025 di un report sugli aspetti economici e sociali del comune di Cabras.
Nella sua esposizione, ha fotografato la realtà dei NEET, giovani non inseriti né in percorsi educativi né professionali. Un fenomeno che può dare luogo a marginalità e devianze, e rappresenta spesso l’esito del contesto sociale, familiare e scolastico di origine. Per prevenirlo e fronteggiarlo, ha concluso il laureato, servono due armi: la cultura e la collaborazione tra istituzioni.
Un approfondimento accolto con molto interesse e favore dalla commissione, che ha prospettato un ulteriore sviluppo attraverso un dottorato di ricerca.
Presenti, oltre alla relatrice Roberta Pinna, la controrelatrice e coordinatrice del corso di studi Michela Floris, Stefano Zedda, Patrizio Monfardini (direttore del dipartimento di scienze economiche, giuridiche e politiche); Cristina Cabras (delegata del Rettore per il Polo Universitario Penitenziario).
Ad assistere alla discussione anche Domenico Arena, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria; Elisa Milanesi, direttrice della casa circondariale di Massama; Maria Cristina Ornano, presidente del tribunale di sorveglianza; Maria Cristina Lampis, giudice del tribunale di sorveglianza di Cagliari; Paolo Mocci, garante per i diritti dei detenuti del comune di Oristano; la comandante Barbara Caria. I loro interventi, a margine della proclamazione, hanno elogiato il percorso di studi e la preparazione del laureato, ribadito il valore rieducativo della pena, l’importanza del rispetto dei diritti per le persone in stato di privazione di libertà, la collaborazione tra Ateneo e istituzioni giudiziarie e penitenziarie.
“Sono felice di tornare in questa sede per la discussione della tesi magistrale, dopo quella triennale del 2022, e su un tema così delicato che riporta all’attenzione la necessità di ripristinare la fiducia nelle istituzioni”, ha detto il Magnifico Rettore, Francesco Mola, “questa giornata è il risultato di un percorso non facile, ma frutto di una grande dedizione sia da parte del laureato che del corpo docente e di tutta la struttura penitenziaria. È un evento che ripaga chi crede nell’aspetto rieducativo, e non punitivo, della pena”.
“I percorsi di studio all’interno degli istituti penitenziari sono fondamentali nell’opera di rieducazione e reinserimento sociale”, ha sottolineato Domenico Arena, “così come rivestono grande importanza i protocolli d’intesa tra il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, i Provveditorati Regionali dell’Amministrazione penitenziaria e le diverse sedi universitarie del territorio”.
“Il traguardo raggiunto dallo studente”, ha concluso Elisa Milanesi, “è merito del lavoro portato avanti nel tempo da parte di tutti gli operatori. L’obiettivo è che i percorsi di formazione, con la guida e il sostegno di tutte le istituzioni, possano essere perseguiti anche nel contesto penitenziario, con l’auspicio che il risultato ottenuto sia da stimolo per tutti gli altri studenti impegnati in percorsi di studio”
La cerimonia si è conclusa con l’assegnazione, da parte del Rettore, dei certificati di esame agli altri 16 ospiti della casa circondariale oristanese, regolarmente iscritti a corsi di laurea dell’Ateneo organizzati dal PUP, che oggi conta in totale 37 studentesse e studenti: 12 ospiti (di cui due donne) presso la Casa Circondariale di Uta, 16 ospiti presso la Casa di Reclusione di Massama, 1 ospite presso la Casa di Reclusione di Saluzzo, 2 ospiti presso la Casa Circondariale di Bancali e 6 in misura alternativa.
L’attività del PUP vede il supporto attivo della direzione Didattica, del Prorettore per la didattica, il welfare allo studente e l’università diffusa, Ignazio Efisio Putzu, e del prorettore per il territorio e l’innovazione, Fabrizio Pilo.
“La giornata di oggi rappresenta il risultato concreto di un’attività che impegna non solo i e le docenti del corso di laurea interessato, ma anche tutte le operatrici e gli operatori penitenziari che gestiscono le relazioni con l’Ateneo, lo scambio di informazioni e materiali destinati agli studenti, la loro partecipazione agli esami e ai colloqui online, oltre alle studentesse e agli studenti meritevoli che ogni giorno s’impegnano per gestire le attività pratiche correlate ai corsi”, specifica Cristina Cabras, docente del dipartimento di pedagogia, psicologia, filosofia, che coordina e organizza tutte le iniziative del Polo universitario penitenziario.
Tra queste, si inseriscono anche i seminari di approfondimento in presenza, aperti a tutti gli ospiti dei penitenziari, utili a coinvolgere tutti i dipartimenti dell’Ateneo e a favorire l’interesse di tutte le persone non iscritte, ma che possono appassionarsi allo studio e alla ricerca.
La cerimonia di laurea costituisce anche un ulteriore tassello nella strategia della terza missione, che trasferisce la conoscenza accademica sul territorio. Con il Polo universitario penitenziario, l’Università crea uno spazio fisico all’interno del contesto penitenziario, garantendo non solo il diritto allo studio, ma anche una relazione nuova con le strutture e i suoi ospiti, nell’ottica di un arricchimento reciproco.
