Le nuove frontiere dell’astrofisica, il futuro della ricerca europea e il ruolo della Sardegna nella scienza internazionale sono stati al centro dell’inaugurazione del nuovo anno accademico 2025/2026 dell’Università degli Studi di Cagliari.
La cerimonia, dal titolo “Ascoltare l’universo, costruire il futuro”, che si è svolto questa mattina nella suggestiva cornice teatro Carmen Melis, il “ridotto” del teatro lirico aperto due anni fa, ha celebrato il 405°anno dal Privilegio Regio di Fondazione.
Sempre solenne e carica di emozione la discesa del corteo, composto da diciotto tra rettori, rettrici e prorettori vicari di altri atenei, presidenti di facoltà, membri del Senato Accademico, Delegati del Rettore, Prorettori delegati.
A chiudere il corteo, accompagnato dai brani eseguiti dal coro del Centro ricreativo universitario di Ateneo diretto dal maestro Boris Smochoviche e accompagnato dal pianista maestro Giancarlo Salaris, il Magnifico Rettore dell’Università di Cagliari, Francesco Mola, Silvia Cotza, Balde Thierno Mamadou Saidou e Gaetano Melis.
Ad aprire la cerimonia, i saluti del Magnifico Rettore Francesco Mola alle numerose autorità civili, militari, religiose e accademiche presenti, e i saluti istituzionali del sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, e della presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Alessandra Todde.
Nella sua relazione, dopo un richiamo al contesto internazionale segnato da nuovi conflitti, e al ruolo dell’università come luogo di dialogo, cultura e difesa delle libertà, il Rettore ha illustrato l’attivazione, per il prossimo anno accademico 2026/2027, di nuovi corsi di laurea di primo ciclo e laurea magistrale, che fanno salire l’offerta formativa complessiva a 102 corsi di studio distribuiti nelle sedi di Cagliari-Monserrato, Olbia, Nuoro e Oristano. A questi si aggiungono 20 dottorati di ricerca, numerosi master e scuole di specializzazione, con l’obiettivo di rafforzare l’alta formazione e offrire nuove opportunità nel territorio sardo ai giovani talenti. Particolare attenzione è dedicata all’internazionalizzazione, con l’aumento degli scambi Erasmus, dei corsi in lingua inglese e delle attività nell’ambito dell’alleanza europea EDUC.
Importanti risultati sono arrivati anche dalla ricerca, con finanziamenti significativi nei bandi competitivi e nel piano straordinario per i ricercatori, e dalla “terza missione”, con iniziative di trasferimento tecnologico, collaborazione con le imprese e progetti di public engagement per la disseminazione sul territorio.
Il Rettore ha inoltre richiamato le sfide del sistema sanitario, sottolineando la necessità di rafforzare la rete assistenziale per garantire la formazione medica e mantenere le scuole di specializzazione, e ha evidenziato l’importanza di accompagnare il progresso tecnologico, in particolare l’intelligenza artificiale, con percorsi formativi che ne favoriscano un uso consapevole.
Uno spazio importante dell’intervento è stato dedicato al progetto dell’Einstein Telescope, grande infrastruttura internazionale per lo studio delle onde gravitazionali che rappresenta un’opportunità straordinaria per la ricerca, ma anche per la crescita economica e sociale della regione. In chiusura, Mola ha ringraziato l’intera comunità accademica per il lavoro svolto e ha ricordato il decennale dell’uccisione del ricercatore Giulio Regeni, rinnovando l’impegno dell’università nel chiedere verità e giustizia.
Ma la protagonista della cerimonia è stata la lectio magistralis dell’astrofisica Marica Branchesi, docente al Gran Sasso Science Institute e tra le figure di riferimento della ricerca internazionale sulle onde gravitazionali. Nella sua prolusione, dal titolo “La Sardegna al centro dell’esplorazione dell’Universo: l’Einstein Telescope tra scienza, territorio e nuove frontiere”, ha accompagnato la platea in un viaggio nello spazio e nel tempo, ripercorrendo la nascita e lo sviluppo dell’astronomia delle onde gravitazionali, a partire dalla prima rilevazione del 14 settembre 2015 che ha fatto luce sull’origine delle onde gravitazionali: la rilevazione, attraverso interferometri come Virgo, che ha permesso di fare scoperte rivoluzionarie, tra cui le fusioni di buchi neri e di stelle di neutroni. Di grande importanza anche la scoperta del 17 agosto 2017, quando l’osservazione di onde gravitazionali è stata combinata con segnali luminosi (astronomia multimessaggera), confermando che la fusione di stelle di neutroni è all’origine di elementi pesanti come l’oro. La lezione si è conclusa con la presentazione dell’Einstein Telescope (ET), osservatorio di nuova generazione che promette di rivoluzionare la nostra comprensione dell’universo, dal Big Bang alla natura della materia oscura e all’evoluzione delle galassie.
A introdurre la relatrice, il professor Luciano Colombo, Prorettore delegato per la ricerca, che ha sottolineato il significato simbolico del tema scelto per l’inaugurazione: “Ascoltare l’universo. Costruire il futuro”.
“Non è soltanto uno slogan suggestivo, ma la sintesi di ciò che la scienza contemporanea è oggi in grado di fare: trasformare una previsione teorica in capacità osservativa e la conoscenza fondamentale in un motore di sviluppo umano, tecnologico e territoriale. Le onde gravitazionali”, ha proseguito Colombo, “previste oltre un secolo fa dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein, erano state osservate per la prima volta nel 2015, aprendo una nuova finestra sull’universo. In questo campo, la ricerca guidata da Branchesi ha contribuito allo sviluppo dell’astronomia cosiddetta multi-messaggera, che combina diversi segnali cosmici per studiare fenomeni estremi come la fusione di stelle di neutroni. Un momento decisivo di questa rivoluzione scientifica è stata l’osservazione, nel 2017, dell’evento noto come GW170817, quando onde gravitazionali e segnali elettromagnetici provenienti dallo stesso evento cosmico furono rilevati simultaneamente, inaugurando una nuova fase nello studio dell’universo”.





Accanto alla dimensione scientifica, la cerimonia ha dato spazio anche alle diverse componenti della comunità universitaria e, attraverso i loro interventi, alle potenzialità che i progetti ricerca rivestono per la crescita della comunità accademica tutta e per il territorio.
La dottoranda Silvia Cotza, a nome degli studenti e delle studentesse, ha evidenziato il valore delle opportunità di ricerca per le nuove generazioni. “
Molte studentesse e molti studenti desiderano proseguire la propria carriera accademica nella loro terra”, ha osservato, “ma spesso sono costretti a cercare altrove occasioni dove crescere nella ricerca”. Cotza ha sottolineato che il possibile concretizzarsi del progetto Einstein Telescope in Sardegna rappresenterebbe anche un’occasione per rafforzare l’ecosistema scientifico regionale e creare nuove prospettive per giovani ricercatrici e ricercatori.
Tra gli interventi, lo studente Balde Thierno Mamadou Saidou, in rappresentanza della comunità studentesca internazionale, ha ricordato il proprio percorso dalla Guinea all’Italia e il ruolo decisivo che l’istruzione ha rivestito nel costruire il suo futuro. “Per me l’istruzione non è stata semplicemente trasmissione di sapere”, ha raccontato, “ma uno strumento di emancipazione umana e sociale”. Arrivato in Italia senza conoscere la lingua, ha ricostruito il proprio percorso personale e di integrazione attraverso la scuola e l’impegno nello studio. “Ogni parola imparata era una conquista. Mi dicevo: oggi ne so una in più, sto avanzando”. In chiusura ha voluto ricordare l’importanza dell’Università che “non è soltanto un luogo di formazione intellettuale: è uno spazio in cui si abbattono i muri del silenzio e si edificano luoghi d’incontro, di dialogo e di arricchimento tra lingue, culture, storie diverse”.
Gaetano Melis, in rappresentanza del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario dell’Ateneo, ha ricordato il contributo delle oltre mille professionalità che garantiscono il funzionamento quotidiano dell’università e il supporto alle attività di didattica, ricerca e terza missione. Melis ha sottolineato come progetti scientifici di grande portata, come quello dell’Einstein Telescope, richiedano non solo eccellenza nella ricerca ma anche competenze amministrative, organizzative e tecnologiche in grado di sostenerne la realizzazione.



In chiusura di cerimonia, la formula di rito con cui il Rettore ha dichiarato aperto il nuovo Anno Accademico e il tradizionale inno Gaudeamus Igitur eseguito dal coro Cruc.
Abbiamo intervistato il Magnifico Rettore, Francesco Mola, e l’astrofisica Marica Branchesi.
