A dieci anni dalla sua scomparsa, l’Università di Cagliari ha scelto di ricordare e ribadire una presa di posizione mai messa in discussione: la richiesta di verità su quanto accaduto al ricercatore italiano Giulio Regeni, rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016 mentre svolgeva un dottorato sui sindacati egiziani.
Nel pomeriggio di ieri, giovedì 7 maggio, l’Aula magna “Mario Carta” della facoltà di Ingegneria e Architettura ha ospitato “Le Università per Giulio Regeni”, evento promosso a livello nazionale per ricordare il ricercatore triestino e ribadire il valore della libertà di ricerca e di studio. L’iniziativa, voluta fortemente dalla Fondazione Elena Cattaneo, ha visto anche l’adesione dell’Ateneo cagliaritano a una mobilitazione che, tra aprile e maggio 2026, ha coinvolto e coinvolgerà decine di università italiane in un programma diffuso di incontri, proiezioni e momenti di confronto.
Al centro dell’appuntamento c’è stata la proiezione del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti: attraverso numerose registrazioni, fra cui anche quelle del processo iniziato nel 2024, il documentario prova a ripercorre i nove giorni di sequestro e torture subite dal giovane studioso, anche attraverso i ricordi di chi in quei giorni è stato coinvolto nella vicenda, a partire dagli stessi genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni.
L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali, moderati da Stefano Usai, docente del dipartimento di Scienze economiche, a cui hanno fatto seguito gli interventi di Micaela Morelli, in rappresentanza della Fondazione Elena Cattaneo, Ilaria Portas, Assessora alla Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport della Regione Sardegna, e Maria Francesca Chiappe, Assessora alla Cultura, spettacolo e turismo del Comune di Cagliari.
A introdurre il documentario sono state invece le parole dei genitori di Giulio Regeni, che per l’occasione hanno inviato un video di saluto e ricordo, e del regista Simone Manetti, che ha raccontato, anche lui con un video, la genesi di un documentario toccante, nato dall’esigenza di non lasciare che la memoria si affievolisca su una vicenda che dopo dieci anni lascia ancora tanti, troppi interrogativi irrisolti.
Dopo la visione, il confronto si è arricchito degli interventi degli ospiti presenti, che hanno offerto prospettive diverse ma convergenti sull’importanza di mantenere viva l’attenzione sul caso Regeni e sui temi della libertà e della democrazia. A parlare sono stati l’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, e il co-autore del documentario, Emanuele Cava.

Alessandra Ballerini ha sottolineato l’importanza della battaglia legale che si sta portando avanti per fare luce sulla vicenda:
Sappiamo che questo documentario lascia tanti interrogativi: contiene la verità, ma solo una parte di essa, solo una parte di quella emersa durante l’iter processuale. Questo lavoro ha preso forma a partire da ottobre, quando speravamo di arrivare a una sentenza e invece abbiamo incontrato un nuovo ostacolo, con gli avvocati della difesa che hanno sollevato una questione di costituzionalità, prolungando così il processo. Per fortuna la Corte costituzionale è intervenuta rapidamente e a breve arriveremo alla sentenza di primo grado. E tuttavia non dobbiamo dimenticare che in Egitto, purtroppo, molte persone fanno la stessa fine di Giulio. Si tratta di una questione di diritti umani, di crimini contro l’umanità, e per questo tutta l’umanità ha il diritto di sapere ciò che è successo a Giulio e che, purtroppo, continua ad accadere a tante persone. Dobbiamo stare dalla parte di Giulio e dei suoi genitori nella battaglia per la verità che stanno portando avanti.
Emanuele Cava ha raccontato la genesi del docufilm:
Abbiamo iniziato a lavorare a questo documentario quattro anni fa, quando il processo sembrava ancora un miraggio. In questo percorso ci siamo confrontati a lungo con la famiglia, cercando insieme una chiave narrativa. Questo progetto non è nato da un’esigenza commerciale: abbiamo scelto di lavorare in piena libertà artistica, prendendo decisioni a volte difficili, ma autonome, che hanno portato a quanto avete visto oggi. Ci fa piacere che sia presente anche l’avvocata Alessandra Ballerini, perché il suo contributo è stato importante.
In chiusura, le parole del Rettore dell’Università di Cagliari Francesco Mola, hanno sottolineato l’importanza di un’iniziativa che tocca nel profondo tutte e tutti:
Durante l’inaugurazione dell’anno accademico ho aperto il mio intervento parlando della guerra in Iran e l’ho concluso chiedendo, ancora una volta, verità per Giulio Regeni. È un tema che mi tocca profondamente ed è per questo che, quando Micaela Morelli me ne ha parlato, ho aderito subito e con convinzione. Tutti conosciamo le polemiche legate al finanziamento di questo documentario, ma se riuscirete a portarvi a casa anche solo l’applauso di questa sala gremita sarà già un primo risultato importante. Sono contento di aver visto molte università unite in questo progetto, anche se una risposta ancora più ampia sarebbe stata auspicabile. Vi ringrazio per essere qui e per aver scelto di raccontare quanto sia importante credere e lottare per i valori della libertà e della democrazia. Grazie davvero per il vostro impegno.


L’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni” ha coinvolto complessivamente 76 atenei italiani e migliaia di partecipanti tra studenti, docenti e cittadini, con l’obiettivo di riaffermare un principio fondamentale: la libertà di ricerca come pilastro di ogni società democratica. Un impegno che, anche attraverso eventi come questo, contribuisce a mantenere viva la memoria e a trasformarla in consapevolezza condivisa.
Ai microfoni dell’ANSA, il Rettore Francesco Mola:
