Le biomasse residuali come risorsa per la transizione energetica

Nell'Aula Magna della facoltà di ingegneria e architettura, l'evento finale di presentazione della progetto dello studio PNRR-Sardegna e.Ins Ecosystem of innovation for next generation Sardinia - Spoke 7

25 Febbraio 2026
3 minuti di lettura

Trasformare in energia pulita le biomasse residuali, scarti delle lavorazioni agricole, zootecnica e alimentare, e farne elemento strategico per la decarbonizzazione, la sicurezza energetica e lo sviluppo di filiere industriali locali. Questo il filo conduttore dello studio PNRR-Sardegna e.Ins Ecosystem of innovation for next generation Sardinia – Spoke 7, curato dalla società di ricerca Rse con capofila l’Università degli Studi di Cagliari, e attuato con il coinvolgimento dell’Assessorato all’Industria della Regione autonoma della Sardegna, di enti pubblici e privati, associazioni e comunità locali.

Nell’aula magna della facoltà di Ingegneria e architettura, il quarto e ultimo evento di presentazione (dopo Carbonia, Olbia e Nuoro), in cui sono state presentate la ricerca e le potenzialità legate allo sfruttamento di residui provenienti dall’ambito agroindustriale, reflui zootecnici, ma anche sottoprodotti della lavorazione del legno. Un enorme bacino di risorse rinnovabili, che da sole valgono il 10 per cento dell’energia consumata in Sardegna. Percentuale che potrebbe triplicare, dietro un’innovativa attività di recupero, produzione e valorizzazione.

Più nel dettaglio, la ricerca ha riguardato la mappatura e il censimento delle biomasse residuali in Sardegna e gli studi di dettaglio su quelle di rilevanza per il territorio. Sotto la lente, anche i biocarburanti liquidi, solidi e gassosi che possono avere un ruolo chiave nella transizione energetica isolana, nello sviluppo di nuovi sistemi di produzione efficienti e attenti all’ambiente. Obiettivo finale dello studio, basato su un approccio multilivello, gettare le fondamenta di un ecosistema virtuoso e sostenibile per la Sardegna, capace di innescare un sistema di innovazione da trasferire alle imprese e realtà locali.

 Va promosso un progressivo passaggio verso un‘economia sempre meno dipendente dai combustibili fossili, valorizzando la produzione e l’uso efficiente e sostenibile delle risorse energetiche presenti sul territorio – ha ribadito Fabrizio Pilo, prorettore per il territorio e l’innovazione dell’Ateneo, nel portare anche i saluti del Magnifico Rettore, Francesco Mola, – nell’attività di disseminazione del progetto, che giunge a conclusione con quest’incontro, abbiamo voluto declinare l’esito dello studio su tematiche legate alle specificità dei diversi territori, senza mai trascurare l’aspetto della tutela ambientale.

Il tema è di estrema importanza – ha dichiarato Daniele Cocco, presidente della facoltà di ingegneria e architettura, – le biomasse residuali rappresentano una categoria estremamente variegata e difficile da trattare, una platea sterminata di risorse che vanno catalogate e posizionate nel territorio. All’eterogeneità di risorse corrisponde inoltre una varietà di tecnologie per poterle convertire e aiutare a razionalizzare il recupero energetico.

Grande attenzione all’aspetto ambientale e al ruolo chiave rivestito dalle biomasse residuali, come componente importante nel mix energetico fonti rinnovabili, è stata espressa anche da Guido Portoghese, capo di gabinetto dell’Assessorato all’Industria della RAS.

Alla giornata conclusiva hanno partecipato, tra gli altri, Franco Cotana (Ceo Rse), Stefania Crotta (Ministero ambiente e sicurezza energetica), Andrea Porcu (Confindustria Sardegna), Marco Borgarello (direttore Rse spa), Mario Porcu (amministratore Sotacarbo), Cristina Cavicchioli (coordinatrice progetto Rse) e Giorgio Querzoli (docente dell’Università di Cagliari e responsabile scientifico di Legambiente Sardegna).

Condividi sul tuo profilo social: