Un convegno, una mostra e l’esibizione del coro del CRUC. Con questi importanti contributi, l’Università degli Studi di Cagliari si prepara a partecipare alla serie di iniziative che ricordano la rivolta popolare scoppiata nel capoluogo il 14 maggio 1906, innescata dall’aumento dei prezzi del pane e dalle cattive condizioni lavorative delle operaie della Manifattura Tabacchi.
La rassegna, presentata nella Sala Retablo di Palazzo Bacaredda da Maria Francesca Chiappe, Assessora alla cultura, spettacolo e turismo del comune di Cagliari, intreccia storia, musica, riflessione su un episodio chiave della storia cittadina, dove la solidarietà unì la cittadinanza in un grido disperato e corale. Una ribellione pagata a caro prezzo, con le morti di due giovani operaie e oltre settecento arresti.






L’iniziativa, organizzata dall’Assessorato alla cultura, spettacolo e turismo in collaborazione con l’Ateneo, il Conservatorio di Cagliari e la Rete Ferroviaria Italiana e con il contributo della Fondazione di Sardegna, si aprirà proprio giovedì 14 maggio in Rettorato con il convegno “Pane e fucili: fra protesta e repressione. Il maggio cagliaritano del 1906”, ospitato in Aula Magna a partire dalle 10.30.
A rendere la giornata più ricca e completa, l’allestimento nell’androne del Rettorato di una mostra curata dall’Archivio di Stato e l’esibizione del coro del CRUC.
Francesco Mola, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Cagliari
Il nostro sarà l’evento d’apertura e abbiamo voluto coinvolgere il direttore dell’archivio di stato e chiesto al giornalista e scrittore Francesco Abate di essere protagonista, secondo il modo in cui cerchiamo sempre di declinare e intendere la nostra università: non portare le nostre cose fuori e basta, ma a lavorare in coinvolgimento. L’evento è anche di indubbio interesse scientifico e non porta solo celebrazione e riflessione, perché molti temi ritornano sempre nel tempo.
Marco Pignotti, docente di storia contemporanea dell’Ateneo
Iniziative come questa dimostrano come non sia importante tanto la figura dello storico, ma la storia, che resta centrale e rappresenta una pietra inscalfibile. In questo caso, la vicenda rimanda a una protesta che presenta aspetti come mancanza della scuola, lavoro sfruttato, questione femminile, mantenimento ordine pubblico, politica che non dialoga con la società. Temi che sono terribilmente attuali, e importanti solo se qualcuno te li fa ricordare. Le manifestazioni pubbliche non devono essere quindi mere celebrazioni, ma farsi portatrici di un valore pedagogico, per evitare che diventino solo una data che segniamo nel calendario e, il giorno dopo, i problemi restino tali anziché evolvere in soluzioni.
La ricorrenza vivrà un’ulteriore, intensa mattina venerdì 15 maggio con alcune iniziative nel centro storico. Alle 10.30, le scalette che da viale Regina Margherita portano in via Roma saranno intitolate alle sigaraie della Manifattura Tabacchi. Seguirà, alla stazione ferroviaria, la posa di targa commemorativa nel luogo in cui due giovani lavoratori rimasero uccisi durante le proteste. La chiusura sarà affidata a Francesco Abate, che alle 11.30 nel cortile di Palazzo Bacaredda, sarà il protagonista di una narrazione storica che ripercorrerà il fatti del maggio 1906.
