Horizon Europe, opportunità e prospettive per l’Università di Cagliari

Horizon Europe è il più grande programma di ricerca e innovazione mai avviato dall’Unione Europea

3 Ottobre 2025
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Mancano due anni alla conclusione di Horizon Europe e, mentre la Commissione Europea è impegnata a delineare la nuova programmazione, è tempo di iniziare a fare bilanci, senza però dimenticare le opportunità ancora aperte. Come possono ricercatrici e ricercatori dell’Università di Cagliari cogliere al meglio le occasioni in corso? E quali servizi mette a disposizione l’ateneo per accompagnarli nella progettazione europea? A queste e ad altre domande ha risposto Luigi Raffo, delegato ai progetti internazionali, che abbiamo intervistato per raccontare il presente e il futuro dei finanziamenti europei.

Horizon Europe è il più grande programma di ricerca e innovazione mai avviato dall’Unione Europea. Si tratta del principale strumento attraverso il quale ricercatori e ricercatrici possono accedere ai fondi diretti di Bruxelles, in un contesto competitivo che premia qualità e capacità di fare rete. Con un budget di quasi 100 miliardi di euro per il settennato 2021-2027, Horizon Europe rappresenta oggi un laboratorio di futuro in cui si definiscono le soluzioni alle grandi sfide globali – dalla transizione verde alla salute, dalla digitalizzazione alla sicurezza, dall’intelligenza artificiale alla coesione sociale.

In questo quadro si inserisce l’attività dell’Università di Cagliari, che negli ultimi anni ha registrato risultati in netta crescita. Come sottolinea il professor Raffo, l’ateneo ha già ottenuto oltre 12 milioni di euro di finanziamenti nei primi cinque anni di Horizon Europe, superando quanto raccolto nell’intero settennato precedente. Sono 36 i progetti finanziati, con un ruolo di rilievo per le azioni Marie Skłodowska-Curie, dedicate a mobilità, formazione e diffusione della ricerca. Il dato è significativo: la quota di UNICA sui fondi destinati all’Italia è raddoppiata, e l’ateneo ha scalato le classifiche nazionali, posizionandosi al secondo posto nel Mezzogiorno, subito dopo l’Università Federico II di Napoli.

Il confronto con lo scenario nazionale mostra un risultato ancora più importante. Se a livello italiano la partecipazione a Horizon Europe ha subito un calo – complice l’impatto del PNRR, che ha temporaneamente spostato energie e risorse – UniCa si è mossa in controtendenza. Un segnale che dimostra non solo la qualità della produzione scientifica, ma anche l’efficacia dei servizi di supporto messi a disposizione dei ricercatori.

Dietro questi numeri c’è infatti un lavoro strutturato. Da oltre dieci anni l’ateneo si è dotato di un settore per l’assistenza tecnica ai programmi di ricerca europei e del nord America, capace di garantire una gestione uniforme e sicura anche in fase di audit della Commissione. Negli ultimi anni si è aggiunto il gruppo di lavoro “Progetta Horizon”, formato da dottori e dottoresse di ricerca che affiancano i colleghi non solo nella parte amministrativa, ma anche nella scrittura dei progetti e nel delicato matching tra bandi e competenze scientifiche. A ciò si somma una rete di delegati di dipartimento per Horizon Europe, che fungono da punto di contatto diretto per chi voglia cimentarsi con la progettazione europea.

Il sostegno si esprime anche sul piano formativo. Ogni anno l’Università di Cagliari propone a dottorande e dottorandi un corso pratico dedicato ai finanziamenti europei, in coerenza con la strategia HRS4R per lo sviluppo delle risorse umane nella ricerca. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: far sì che i giovani studiosi si abituino fin da subito a considerare i fondi UE come una leva naturale per finanziare la propria attività, superando le difficoltà iniziali e sviluppando familiarità con le regole del programma.

Il professor Luigi Raffo ricorda che, una volta compresi i meccanismi, Horizon Europe si rivela più stabile e prevedibile rispetto ad altri contesti.

“È come andare in bicicletta – spiega Raffo – si tratta di capire alcuni tecnicismi e, una volta che questi tecnicismi sono noti, è un contesto più semplice e prevedibile, anche quando cambia il programma quadro, di altri scenari che ci sono e con cui ci dobbiamo confrontare.”

Lavorare su questi progetti significa accedere a reti scientifiche di eccellenza, collaborare con colleghi e colleghe di altissimo livello e, non da ultimo, valorizzare l’impatto della ricerca prodotta a Cagliari e in Sardegna in un orizzonte realmente internazionale.

Il futuro, intanto, si sta già delineando. La Commissione Europea ha avviato la discussione sul prossimo Programma Quadro, destinato al periodo 2028-2034, con una proposta di budget quasi doppio rispetto all’attuale. Le sfide evidenziate nei recenti rapporti Draghi, Letta e Heitor mettono al centro competitività, innovazione e formazione: direttrici che si intrecciano perfettamente con la missione di un’università che voglia essere protagonista dello sviluppo europeo.

Per l’ateneo cagliaritano la strada è tracciata: consolidare i progressi, ampliare la partecipazione dei ricercatori e rendere sempre più accessibili i servizi di supporto. Una sfida che non riguarda solo i numeri, ma la capacità di costruire una comunità accademica aperta, dinamica e proiettata nel cuore dell’Europa.

Di seguito l’intervista completa.