Si è aperta con il convegno “Pane e fucili: fra protesta e repressione il maggio cagliaritano del 1906” la serie di eventi commemorativi legati ai cosiddetti “moti del pane”, la grande rivolta popolare scoppiata a Cagliari nel maggio del 1906 contro il forte aumento del prezzo del pane e, più in generale, contro la povertà e le durissime condizioni di vita delle classi popolari.
Nell’Aula Magna del Rettorato, le istituzioni cittadine, storici e docenti dell’Ateneo hanno tratteggiato, declinando i diversi aspetti legati alla genesi, alle diverse sfaccettature e alla portata storica della giornata, una vicenda emblematica della storia contemporanea cittadina, che l’amministrazione ha voluto portare alla luce con una due giorni rievocativa.
Francesco Mola, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Cagliari.
Abbiamo pensato di dare una lettura storica a questa giornata, che innescò ulteriori rivolte in altri luoghi in Sardegna, sanguinosi come la storia ci insegna ma con una partecipazione straordinaria. La mostra, organizzata per dare una rappresentazione più completa del ricordo, suggella il rapporto tra il nostro Ateneo con la città e la nostra regione.
Massimo Zedda, sindaco del comune di Cagliari.
Il convegno di oggi costituisce l’apertura di un ciclo di iniziative e di un percorso che vuole proseguire oltre la celebrazione e rievocare le grandi personalità che animarono la rivolta e il percorso di emancipazione delle masse operaie. L’evento- ha ricordato- fu un grande avvenimento collettivo che seguì di due anni i moti di Buggerru e le rivolte del secolo precedente.
Maria Francesca Chiappe, Assessora alla cultura, spettacolo e turismo del comune di Cagliari.
Fin dai primi giorni del nostro mandato, abbiamo voluto celebrare questa vicenda, che testimonia una grande forza femminile. Non conosciamo i singoli nomi di chi protestò, ma li ricordiamo tutti con il nome collettivo delle sigaraie, che non aspettarono gli uomini per scendere in piazza per difendere i propri diritti. È una storia ancora poco conosciuta, gli eventi di questi giorni servono a dare voce ai documenti e alle persone che parteciparono a quella rivolta, rappresentano anche uno strumento per conoscere la Cagliari odierna, che ancora oggi gioca una partita importante nel lavoro e nelle relazioni con Roma.
Ai saluti istituzionali sono seguiti gli approfondimenti, moderati da Marco Pignotti, docente di storia contemporanea dell’Ateneo.



Una rievocazione storica dei moti del pane è stata tracciata da Marco De Nicolò, docente dell’Università degli Studi di Cassino e presidente della Società italiana per lo studio della storia contemporanea, che ha collegato l’evento a temi ancora attuali, come l’emigrazione dei giovani e il protagonismo femminile, e rimarcato l’importanza di analizzare questi avvenimenti nei dettagli, per andare oltre la dimensione della semplice storia locale, riconoscendoli come parte di un contesto nazionale e sociale più generale.
Il ruolo centrale dell’allora sindaco Ottone Bacaredda, è stato approfondito dalla docente dell’Ateneo Giuseppina De Giudici. Nel suo intervento, è emersa la forte contraddizione tra la modernizzazione urbana e la crescita economica della città, da un lato, e le persistenti condizioni di debolezza e vulnerabilità sociale dall’altro. Uno scenario in cui la crisi annonaria si trasformò rapidamente in una crisi di ordine pubblico cittadino.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema della memoria collettiva e agli echi della rivolta nella stampa dell’epoca, presentato dalla docente Giovanna Granata. Attraverso i giornali emergono numerosi spunti di riflessione sulla percezione e sulla strumentalizzazione politica dei moti.
Sul valore degli archivi e delle fonti documentarie si è soffermato Enrico Trogu, direttore dell’Archivio di Stato di Cagliari, sottolineando come conservare la memoria rappresenti un vero dovere civico. In particolare, l’archivio della Manifattura Tabacchi di Cagliari – prossimo all’apertura – permette di approfondire il tema delle fabbriche pubbliche cittadine e della storia operaia.
Grande rilievo è stato dato infine alla storia e alla protesta delle circa seicento sigaraie e alla figura coraggiosa di Elvira Floris, raccontati dalla neodottoranda Chiara Manganelli. La loro partecipazione alla protesta non fu un semplice elemento numerico o marginale: le operaie presero coscienza della propria condizione sociale e delle proprie rivendicazioni, pensando anche al futuro dei figli e delle generazioni successive.
Suggestiva anche la ricostruzione narrativa di quei giorni tratta dal periodico “La Folla” e riproposta dal giornalista e scrittore Francesco Abate. Dalle testimonianze emergono le molteplici cause della protesta: la richiesta di un prezzo calmierato del pane, ma anche le precarie condizioni di salute delle operaie e i cosiddetti “salari dello strazio”, simbolo di una sofferenza quotidiana che alimentò la rabbia sociale esplosa nei moti.
Abbinata al convegno, la visita alla mostra allestita grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato, che ha permesso di esporre una cartella della Manifattura Tabacchi e un fascicolo della Corte d’Appello di Cagliari.
La chiusura in musica è stata affidata al coro del CRUC, diretto dal maestro Boris Smocovich che ha eseguito i canti rivoluzionari del repertorio sardo “Procurade ‘e moderare” e “Nanneddu Meu”.



Abbiamo intervistato il Rettore, Francesco Mola, e i docenti Marco Pignotti e Marco De Nicolò.
Le immagini della cartella personale della Manifattura Tabacchi e del fascicolo della Corte d’Appello di Cagliari sono pubblicate su concessione del MiC, Archivio di Stato di Cagliari.
