Un’analisi delle cosiddette “città di mezzo”, realtà urbane che rivestono un ruolo di baricentro economico e demografico in aree provinciali, ma risultano piegate da isolamento con il contesto nazionale, instabilità demografica e fragilità economica. Su questo tema si è tenuto, presso l’aula magna Sotgiu del dipartimento di scienze Politiche e Sociali, il convegno “Al di qua della metropoli. Economia fondamentale e vivibilità delle città intermedie”, ultimo atto del progetto PRIN PNRR GC-Lifes Grounded cities. Liveability, Foundational Economy and urban Space of cities in the middle, voluto per comprendere i principali aspetti di declino del benessere e della vivibilità in queste città.
Il progetto, che si è sviluppato con un approccio interdisciplinare tra sociologia, urbanistica e geografia, ha analizzato insediamenti urbani che si presentano come luoghi né al centro né ai margini, che non vivono in una dimensione di pieno dinamismo né in una di assoluta stagnazione, caratterizzati da problematiche e criticità in parte diverse da quelle registrate nei grandi agglomerati urbani e che si affrettano a ridefinire il proprio ruolo e la propria identità nell’economia nazionale e globale.
I tre scenari urbani selezionati come scenario del progetto sono stati Cagliari, Catania e Lecce, accomunati da elementi largamente presenti nei sistemi urbani del sud Italia, a partire dal relativo isolamento e dalla scarsa interrelazione con altre città anche su scala regionale, con un impatto significativo sulle loro strutture economiche e del mercato del lavoro.
La ricerca ha seguito un duplice percorso. Da un lato, ha analizzato alcune trasformazioni che sembrano aver avuto un impatto decisivo sulle condizioni e sugli stili di vita di queste aree urbane; dall’altro, ha individuato alcune condizioni per un rafforzamento della vivibilità, affinché le trasformazioni socio-economiche possano assumere la forma di una giusta transizione.
Il convegno è stato aperto dalla delegata per l’uguaglianza di genere, Ester Cois, che ha sottolineato la filosofia e l’obiettivo del progetto:
Il titolo del progetto colpisce molto perché immediatamente richiama la filosofia di questo progetto, cioè uno spostamento di sguardo. “Al di qua della metropoli” significa sottrarsi a una narrazione abbastanza dominante, che ha teso a concentrare l’attenzione sulle grandi aree metropolitane come le principali protagoniste dell’innovazione, della crescita e della trasformazione urbana. In questo caso”, ha sottolineato, “l’obiettivo del progetto è stato quello di riportare al centro dell’analisi quelle ‘città di mezzo’ che costituiscono l’ossatura del sistema urbano italiano-europeo e che rappresentano i punti principali di produzione di valore sociale, economico e culturale.
Nell’intervento di Antonello Podda, responsabile Nazionale PRIN PNRR GC-LIFES, il perché della scelta delle ‘città di mezzo’.
Hanno una funzione importante per il territorio, soprattutto attraggono risorse, abitanti. Al contempo, vivono dei problemi come esempio l’instabilità demografica, la non capacità di assorbire i residenti che vorrebbero venire, la fragilità economica, che porta ad accettare anche il turismo come risorsa economica.
Al convegno hanno partecipato anche Francesco Spanedda, assessore enti locali e urbanistica della Regione Autonoma della Sardegna, Matteo Lecis Cocco Ortu, assessore alla pianificazione strategica, urbanistica e ambientale del Comune di Cagliari e Ivan Blecic, direttore del dipartimento di ingegneria civile, ambientale e architettura dell’Università degli Studi di Cagliari.
