Convegno “1975-2025: riflessioni sull’esecuzione della pena e l’efficacia del trattamento”

A Sa Duchessa, una giornata di studio sulla riforma dell’ordinamento penitenziario inserita nel progetto Pro-ben MoEBIUS 2

12 Dicembre 2025
3 minuti di lettura

Nel cinquantesimo anniversario della legge istitutiva dell’ordine penitenziario, il progetto Pro-ben MoEBIUS 2 ha proposto il convegno “1975-2025: riflessioni sull’esecuzione della pena e l’efficacia del trattamento”, una giornata di confronto e riflessione trasversale sulla riforma dell’ordinamento penitenziario e sulla sua attualità.

Attraverso il contributo di figure professionali tra le più diverse (avvocati, assistenti sociali, psicologi, medici, docenti di storia contemporanea, sociologi) e delle istituzioni, tutte coinvolte nel percorso di rieducazione e risocializzazione delle persone condannate, è stata offerta una lettura trasversale sul tema, accomunata dalla necessità di porre al centro della riflessione e delle azioni la persona detenuta nella specificità dei suoi bisogni e del suo percorso di vita.

A dare il benvenuto alle studentesse e agli studenti dei corsi di laurea in psicologia e diritto penitenziario, processuale e penale, Cristina Cabras, responsabile scientifica del progetto Pro-ben MoEBIUS 2 e delegata al Polo Universitario penitenziario, e Donatella Petretto, delegata in materia di integrazione sociale e diritti delle persone con disabilità.

Nell’intervento di Gianluca Scroccu, professore associato di storia contemporanea, un excursus storico sulla riforma e sul percorso compiuto per approdare alla legge Valpreda del ’72 sulla concessione della libertà provvisoria e infine alla legge 354/75 sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà, come strumento per ridare dignità alle persone in stato di detenzione e sanare una ferita aperta dai tempi del regime fascista.

Matteo Pinna, presidente dell’ordine delle avvocate e degli avvocati di Cagliari, ha sottolineato l’importanza di interrogarsi su quali passi avanti si siano compiuti negli ultimi cinquant’anni e sull’importanza di tenere aperta la battaglia sull’esecuzione, che non è solo giuridica o politica ma anche culturale e prima ancora comunicativa.

Gli interventi della prima sessione sono stati occasione per approfondire il ruolo di psicologi e psicologhe, delle figure esperte ex art.80 ma anche di conoscere le interpretazioni, a volte riduttive e distorte, che la cinematografia internazionale dà dell’esecuzione della pena.

La sessione pomeridiana, aperta da Francesca Vianello dell’Università degli Studi di Padova, ha invece dato voce alla situazione attuale e passata degli istituti penitenziari sardi, l’accompagnamento verso l’esecuzione esterna della pena, l’intenso lavoro di assistenza dentro gli istituti, volto anche a garantire un benessere sempre più concreto alle persone detenute.

Un’intenzione che si traduce anche nell’allestimento di spazi e arredi accoglienti e armoniosi, in grado anche di entrare in connessione con il territorio circostante, come illustrato da Giovanni Battista Cocco, che coordina un gruppo di ricerca del dipartimento di ingegneria civile, ambientale e architettura, sul restauro architettonico degli istituti penitenziari dismessi e sulla riqualificazione di quelli attivi.

Il benessere è inteso anche come attenzione a coloro che soffrono di disturbi psichiatrici, come ribadito da Cristina Ornano, presidente del Tribunale di sorveglianza di Cagliari, e nella tutela del diritto all’istruzione. Quest’ultimo, ha ricordato Giancarlo Monina presidente della conferenza nazionale dei Poli universitari penitenziari, rappresenta uno degli elementi che permette di mantenere vivo il sistema  cognitivo e sviluppare il sistema di astrazione, in contesti in cui gli stimoli esterni sono molto poveri.

Condividi sul tuo profilo social: