Lo studio della storia come strumento per interpretare il presente, tener viva la memoria del passato, degli errori e orrori che l’hanno segnato, perché siano di monito a chi costruisce il presente e alle generazioni future.
Il doloroso ricordo dei genocidi avvenuti in Europa in tempi recenti, e di quelli che hanno falcidiato vite e libertà in momenti e luoghi più remoti, è stato il fulcro della conferenza “I genocidi nel mondo”, organizzato in occasione della Giornata della memoria nell’Aula magna Lai del campus di Sant’Ignazio.
Promotrice dell’iniziativa, che ha richiamato studenti e studentesse di tutto l’Ateneo, la lista studentesca Agorà.
Troppo ridotte – hanno sottolineato le sue rappresentanti in apertura di evento – le occasioni di approfondimento sul tema durante gli studi liceali e universitari. Da qui l’urgenza di fornire la definizione di genocidio, per rompere il silenzio e dare voce a chi, nello studio come nella pratica e nell’attivismo, tiene alta l’attenzione su questo tragico tema.
La due giorni ha quindi visto alternarsi gli interventi di docenti, ricercatori e ricercatrici dell’Ateneo e di altre università, e rappresentanti di associazioni come Emergency ONG, Amnesty, Medici Senza Frontiere e Terra di Canaan, che hanno offerto una ricostruzione, stimolando la riflessione e il dibattito, sulla Shoah e sui genocidi che hanno colpito o ancora colpiscono altre parti del mondo: il massacro dei nativi americani nel centro e nord America, tra la fine del ‘400 e dell’800; il genocidio del popolo armeno, iniziato nel 1915 nei territori dell’Impero ottomano. Ancora, la persecuzione della minoranza dei Rohingya, in Myanmar; i genocidi e le crisi umanitarie che affliggono Sudan, Congo e Palestina.






Elisabetta Gola, prorettrice per la comunicazione e l’immagine. “Sono sempre molto orgogliosa quando studentesse e studenti hanno delle buone idee e riescono a portarle avanti. Organizzare un seminario di questa portata su un tema molto coraggioso è senz’altro un’iniziativa cui va un grande plauso. La storia ci regala la prospettiva sull’oggi, se ci limitiamo a leggere ciò che accade nella contemporaneità fidandoci esclusivamente delle comunicazioni a nostra disposizione nell’hic et nunc mentre stiamo vivendo le cose, ovviamente la prospettiva può venire più facilmente distorta o manipolata e fornire una visione parziale. La storia è proprio la disciplina che cerca di mettere a posto ciò che, guardando la contemporaneità, non riusciamo a leggere nel modo giusto”.
Tiziana Pontillo, direttrice del dipartimento di lettere, lingue e beni culturali. “Il tema al centro di questo seminario è decisamente importante, anche testi dell’antichità ci tramandano episodi di discriminazione fondata sull’appartenenza, sulla volontà di eliminare quanto è diverso da noi. Il nostro dipartimento, poiché è in gran parte dedicato alla storia, appare strettamente connesso con questi temi. E il nostro lavoro non ha senso, se non legato sia a una riflessione sulla contemporaneità sia al tentativo di formare buoni cittadini”.
Nicola Tedesco, presidente della facoltà di scienze economiche, giuridiche e politiche. “L’iniziativa parte dalla comunità studentesca, questo ci fa capire che come istituzione siamo in grado di consentire che studentesse e studenti possano spontaneamente porre all’attenzione di tutti noi tematiche così importanti, che riguardano ciascuno. Noi siamo una generazione fortunata, ma i tempi futuri non ci danno indicazioni positive. Il richiamo alla storia diventa così fondamentale, perché dalla storia dovremmo sempre ricordare e imparare per evitare di ripetere errori in futuro”.
